Il Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria prevede alcune misure ad hoc per il settore agricolo, tra le quali il divieto, dal primo gennaio 2027, di utilizzare l’urea nelle regioni del bacino Padano. Questa specifica misura punta a incentivare l’uso di fertilizzanti organici (digestato, reflui zootecnici, ecc.) e di alternative chimiche meno impattanti, ma comporta sfide significative per gli agricoltori, con l’urea che copre oggi circa il 12% degli impieghi di fertilizzanti nelle campagne italiane. La proposta comporterebbe inoltre costi maggiori per le aziende, stimati in almeno 150 euro per ettaro, in una fase già complessa per i possibili vuoti d’offerta in Europa dovuti all’impatto dei dazi progressivi dell’UE sulle importazioni di fertilizzanti da Russia e Bielorussia. Le Organizzazioni agricole hanno espresso preoccupazioni riguardo alla mancanza di alternative valide e alla rapidità dell’attuazione del divieto imposto dal Piano. Hanno richiesto al Ministero dell’agricoltura di istituire un Tavolo permanente di coordinamento per trovare soluzioni praticabili che rispettino sia l’ambiente sia le esigenze delle aziende agricole. Confidiamo in una sintesi che terrà in debita considerazione anche i bisogni delle imprese, valutando un percorso più realistico e sostenibile.