Il credito d’imposta di cui all’articolo 97 della bozza della Legge di Bilancio 2026 si applica a nuovi investimenti in beni materiali e immateriali strumentali effettuati da imprese attive nei settori agricolo, della pesca e dell’acquacoltura, secondo criteri analoghi a quelli previsti per gli investimenti “Industria 4.0”.
Non potranno beneficiare del nuovo credito d’imposta le imprese:
Gli investimenti devono riguardare beni strumentali nuovi, ossia beni acquistati e mai utilizzati prima, destinati a essere impiegati nell’attività produttiva dell’impresa. Come per le precedenti edizioni è prevista anche l’ipotesi di investimenti effettuati mediante locazione finanziaria, assumendo quale costo quello sostenuto dal locatore.
I beni non potranno essere ceduti a terzi o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di completamento degli investimenti, pena l’esclusione del relativo costo dal computo del credito d’imposta.
L’esclusione dal credito d’imposta riguarda anche i beni acquistati mediante locazione finanziaria per i quali non verrà effettuato il riscatto entro il quinto anno successivo all’ultimazione dell’investimento.
Tra gli investimenti ammessi rientrano:
L’agevolazione si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026, con possibilità di “prenotazione” fino al 30 giugno 2027, a condizione che, entro il 31 dicembre 2026, l’ordine risulti accettato dal fornitore, e sia stato pagato almeno il 20% del costo di acquisizione come acconto.
Il nuovo credito d’imposta prevede un'aliquota pari al 40% del costo di acquisizione del bene agevolabile con un limite massimo di investimenti agevolabili pari a 1 milione di euro per impresa.
Le imprese beneficiarie devono conservare fatture e DDT con esplicito riferimento all’art. 97 della Legge di Bilancio 2026 e ottenere la certificazione da un revisore legale o da una società di revisione, che attesti la corretta determinazione dei costi. Per le imprese non soggette a revisione obbligatoria, le spese per la certificazione sono riconosciute in aumento del credito d’imposta, fino a un massimo di 5.000 euro.
La misura in bozza rappresenta un ritorno di attenzione strutturata al settore primario. I punti di forza sono: beneficio fiscale elevato (40%), maggiore accessibilità per imprese di piccole dimensioni e cumulabilità con altri contributi. Tuttavia, i limiti di spesa e la necessità di un decreto attuativo rendono la misura competitiva ma non strutturale come quella dell’Industria 4.0.